Bambini Mascheriamoci! Il gioco simbolico e l’uso del travestimento nell’infanzia

Febbraio, mese freddo, mese corto, che sembra passare in un lampo, lasciandosi dietro qualche giornata di sole e un tappeto di briciole di carta: i coriandoli.
Sui marciapiedi, nei parchi, davanti alle scuole e nelle piazze si continuano a trovare per mesi, fino quasi all’estate questi trucioli colorati tondi o elicoidali che ci riportano alla mente bambini travestiti da pirati, principesse e maghi che corrono sotto una pioggia di carta colorata.
Il carnevale ogni anno propone, soprattutto ai più piccoli, il tema della maschera e la domanda dei grandi: da cosa ti vuoi mascherare?

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Da cosa ti mascheri?

Febbraio, carnevale. Sfilate di maschere che giocano ad alternarsi in movenze ambigue e grottesche, attendiamo la primavera.
La maschera, come è noto, ha origini lontane.
Nel teatro greco, ad esempio, intorno al VI secolo a.C. , le maschere avevano i tratti del volto molto accentuati: addolorate e smostrate nei drammi e sformate e sorridenti nelle commedie. Servivano, da una parte, a rappresentare il carattere del personaggio attraverso la sua esagerazione così da essere visibili e udibili anche da lontano, dall’altra a nascondere l’individualità dell’attore, la sua persona ed i lineamenti del volto. Esibire ed occultare sono le due funzioni della maschera.

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