03 giugno 2021. Mentre l’Europa e parte degli stati mondiali riaprono le loro frontiere e si preparano alla vita, noi della redazione di ComeQuando ci ritroviamo con nuova carica a lavorare all’uscita del nuovo editoriale. 
Siamo alle soglie della seconda apertura dall’inizio della pandemia da Covid-19 ed è la prima dopo l’arrivo dei vaccini. E’  giugno e come un anno fa proviamo a respirare nuovamente aria di libertà. 
Stanno sfumando i coprifuoco serali( da ottobre 2020 obbligo di confinamento dalle 22 alle 05), vengono rispolverate le sale dei cinema, dei teatri e congressuali. Fiere, mostre e parchi dei divertimenti hanno avuto il via libera così come ristoranti, palestre e piscine al chiuso. Il nostro premier Mario Draghi, annuncia, cauto, il successo della campagna vaccinale, dopo le crisi e i lotti sbagliati di Astrazeneca, l’irraggiungibilità di Pfizer e l’attesa dell’unica dose del Johnson & Johnson.
Si desidera la libertà o viene coltivata la speranza di riappropriarci di quella che pensiamo essere la normalità? Sarà possibile liberarci repentinamente dalle parole stare in sicurezza, distanziamento sociale, regole, coprifuoco, chiusure, zona rossa, gialla, arancione, vaccino, tampone e mascherine e di ciò che hanno comportato nelle nostre vite? 
Noi di ComeQuando appunti di psicoanalisi siamo interessate  a pensare questo momento, tenendo insieme le ambivalenze emozionali: paura e sollievo, aspettativa e angoscia, normalità e specialità .
Il lavoro con le storie e le esperienze dei nostri pazienti, inevitabilmente, ci stanno permettendo di collezionare  molti vissuti su questo evento storico e ci accorgiamo che questi siano determinanti nella riorganizzazione dei  rapporti di convivenza, entro e fuori le mura domestiche . Si oscilla increduli tra il chiedersi quanto dureranno e quali saranno gli effetti sia del vaccino che delle emozioni che sono state provate.
Quindi la domanda che echeggia è: “Siamo davvero pronti a riaprire? Siamo pronti a godere della ritrovata libertà confrontandoci con la vita?”.
E allora Quale riapertura? Stiamo parlando della riapertura dopo le restrizioni e le chiusure o dei vissuti che questa riapertura porterà nelle nostre vite? 
La pandemia ci ha insegnato a fare i conti con l’obbligo di fermarci, sospendendo la nostra quotidianità. Ci siamo arresi, molte volte arrabbiati per via del fermi tutti, del tutti a casa.  Abbiamo incolpato il virus, il sistema sanitario, i governi, ma sostanzialmente ci siamo adattati alle nuove regole. 
Un’ipotesi che facciamo è che aver dovuto rallentare il nostro stile di vita, ritrovando dimensioni familiari, casalinghe o di quartiere, non sia stato vissuto come una completa costrizione, ma che ci abbia permesso di recuperare momenti e spazi di comunità non disprezzabili.
Alcuni suggeriscono l’insorgere di disturbi post traumatici da pandemia,  qualche mese dopo la sua fine.
Ci viene in mente una ipotesi alternativa: potrebbe essere proprio l’assenza del nemico comune, il virus, e il vuoto che lascerà nelle menti e nei pensieri delle persone, a creare un problema? 
L’aver condiviso, globalmente, un evento come la pandemia da Covid-19,  in un periodo socialmente organizzato da una cultura prevalentemente individualista, potrebbe aver innescato un profondo cambiamento culturale, un’inversione.
Nuovamente proponiamo di pensare le nostre emozioni in rapporto a quanto stiamo vivendo. L’esperienza della pandemia ha iniziato a porre le fondamenta per erigere una collettività meno avida.
“Nessuno si salva da solo”.  Non basta che una persona stia in casa, devono starci tutti; non basta che una sola persona indossi la mascherina, la devono indossare tutti; è responsabilità di tutti, ha a che fare con ognuno; il successo della campagna vaccinale è determinato dal vaccinarci tutti. 
Difatti abbiamo vissuto un corale tutti insieme che ha fatto fronte all’emergenza, al fine di trovare sostegno per sovvertire le regole di convivenza, riorganizzarle e ricontrattarle. Vedremo come sarà possibile non scordarlo.
Gli articoli e i post che usciranno questo mese porranno spunti per riflessioni sulla riorganizzazione del quotidiano, sui vissuti di solitudine e socialità prescritta, sul bisogno di riappropriarci di dimensioni culturali, artistiche, immaginifiche.

Carolina Host

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta
ad orientamento Psicoanalitico

Francesca Roberti

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta
ad orientamento Psicoanalitico

Posted by:ComeQuando appunti di psicoanalisi

ComeQuando è un progetto editoriale nato dall'incontro di tre colleghe psicoterapeute che desiderano portare la psicoanalisi fuori dallo studio, demitizzarla e avvicinarla ai contesti di vita. Renderla utile e non solo bella. #ComeQuando

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