Il pericolo di un abbraccio contro la potenza degli affetti

Covid-19, lockdown Italia, 
marzo 2020 maggio 2020.
Due mesi di quarantena, distanziamento sociale e affettivo, la pandemia ha costretto e stretto i movimenti e gli spazi. Le convivenze sono diventate risorsa e alleanze contro la solitudine ma talvolta asfissia.
Le porte chiuse sull’esterno ci proteggono dal presente e ci tutelano il futuro.
Nel senso comune quando si parla di coppie si pensa subito alle relazioni d’amore, ma se stiamo sull’attualità “gli affetti stabili” sono anche quelle relazioni affettive più estese, fuori dalla famiglia, ma altrettanto familiari e importanti.
Dentro le case coppie: di coinquilini, di amanti, di sposi, di fratelli e sorelle, di genitori, di madri e figli, di padri e figli.
Coppie scoppiate, coppie ritrovate. Coppie che si amano, si mancano, si parlano o semplicemente condividono il silenzio.
In questo scritto vorrei soffermarmi a riflettere sulle coppie di amici dentro il contesto pandemico, quel contesto in cui il fuori, simbolizzato come pericoloso e contagiante, è al contempo il luogo in cui abitano proprio gli amici, che il governo ha definito “affetti stabili”. Irraggiungibili fisicamente. Illegale incontrarli. Come abbiamo vissuto gli amici durante la quarantena? Sono stati supporto? Nostalgia? 
Amici e nemici.
Qualche settimana fa un noto collega ha dichiarato che il distanziamento sociale e l’isolamento hanno demolito la categoria amico/nemico.
Io non credo che l’abbia fatta fuori ma credo che tale categoria si sia confusa.
Vorrei partire da questa categoria clinica  e da quell’ipotesi che ci ha convocati a riflettere, per guardare l’utilizzo strategico del vissuto coronavirus come innegabile nemico comune. Un nemico comune che immobilizzandoci a casa ha permesso  di riprendere in mano rapporti, riscoprendoli dentro un parlare piuttosto che un fare. 
Amici stantii, scontatamente amici, pretestuosamente amici, coppie senza fissa dimora, girovaghe e gitanti dentro le vite gli uni degli altri, compagni di picnic della domenica, aperitivi, corsi di ballo e palestra sono stati catapultati nella dimensione del “come stai? Come stiamo?”, con grande spazio per pensarlo e per dirlo.
Quando si parla di amicizia si pensa che la cosa più facile del mondo sia non essere nemici. Durante la quarantena a causa del covid-19 abbiamo tutti avuto un nemico comune. Un nemico invisibile democratico che avrebbe potuto distruggere rapporti importanti di amicizia. Durante la quarantena in quel fuori spaventoso c’erano le case degli amici, c’erano le case delle amiche. Amici che si chiamavano per condividere stati d’animo e che a turno analizzavano tutte le sfere emozionali che stavano esplorando: ansia, paura, smarrimento, preoccupazione, curiosità, smania, desiderio di uscire, spinte creative. Legami importanti, stabili, di cui all’improvviso abbiamo dovuto privarci nella loro quotidianità e vicinanza, una vicinanza fisica più che simbolica. Si aveva paura di incontrarsi, si temeva per la sicurezza propria e dell’altro, si è  diventati una minaccia. Il rischio dell’altro, la diffidenza a stargli accanto, il timore per un nemico invisibile, ha rischiato di rendere i nostri legami pericolosi. 
Torna alla mente la frase del Premier Conte, diventata in Europa il simbolo della cura ai rapporti e ai legami affettivi del nostro paese, ci ha permesso di ripensare all’ambiguità insita nel nemico covid-19. “Stiamo lontani oggi per abbracciarci più forte domani”.
Ritrovarsi a  condividere insieme la pandemia da lontano, affrontare quel “lá fuori“  spaventoso e imprevedibile, un po’ come si faceva da bambini, ci siamo ritrovati da adulti a tenerci la mano, e a farci accompagnare.
I legami d’amicizia sono stati la grande riscoperta di questa pandemia, dai più piccoli ai più grandi, ci hanno permesso di affrontare la quarantena e l’isolamento sociale, come punti di una grande ragnatela capace  di stringersi e di sopportare il più lungo periodo di solitudine mondiale degli ultimi 100 anni. Amici di amici di amici e tutta Roma, tutta Italia, tutto il mondo si è sentito collegato da rapporti di amicizia in cui le persone volendosi bene hanno deciso all’unisono di tutelarsi: se ti amo resto a casa, se mi vuoi bene stammi lontano. Sono i rapporti che  stanno permettendo alle nazioni di vincere la battaglia contro il vero nemico. Paradosso meraviglioso: tenerci significa stare lontani. Volersi significa rinunciare a stare insieme. 
Gli affetti stabili sono stati durante la quarantena linfa vitale e prova della potenza delle relazioni umane e della solidarietà, in grado di curare e sostenere nonostante ancora spogliati della possibilità di sancirli con gli abbracci.

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Carolina Host

Psicologa clinica e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico.

Posted by:ComeQuando appunti di psicoanalisi

ComeQuando è un progetto editoriale nato dall'incontro di tre colleghe psicoterapeute che desiderano portare la psicoanalisi fuori dallo studio, demitizzarla e avvicinarla ai contesti di vita. Renderla utile e non solo bella. #ComeQuando

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